Le selezioni sono aperte fino al 30.11.2019

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Artisti che stanno partecipando alle selezioni

LA MOSTRA

Selezione, mostra e catalogo a cura di
VITTORIO SGARBI

II EDIZIONE 2020  |  CORTINA D’AMPEZZO, CIASA DE RA REGOLES

Esposizione unica: dal 7  febbraio al 13 aprile 2020

I Mille di Sgarbi è una selezione di artisti scelti personalmente da Vittorio Sgarbi per far parte di una mostra curata e documentata in catalogo dal critico d’arte più famoso d’Italia. La prima edizione dell’evento si è tenuta a Cervia, nella cornice dei Magazzini del Sale, in un’unica esposizione da venerdì 31 maggio a domenica 9 giugno 2019.

I Mille di Sgarbi è una fotografia sullo stato dell’arte contemporanea in Italia, con la finalità di far conoscere il lavoro degli artisti che vivono e creano sul territorio italiano. Vittorio Sgarbi seleziona personalmente i lavori inviati dagli artisti, oltre a curare la mostra e la prefazione del catalogo.

Per la prima edizione di Cervia, in 3 mesi sono arrivate oltre mille candidature da tutte le regioni d’Italia (un po’, per alludere all’ironico titolo, come i “Mille” di Garibaldi che nel 1860 sbarcarono in Sicilia) ma Sgarbi ha lavorato di gran lena con le forbici e ne ha selezionati poco più di 100 nelle diverse discipline: pittura, scultura, fotografia, arte digitale e ceramica. La seconda edizione de “I Mille” approda a Cortina d’Ampezzo, con un’esposizione della durata di due mesi, dal 7 febbraio al 13 aprile 2020, che si terrà alla Ciasa de Ra Regoles, edificio storico della città risalente al XIX secolo dalla tipica architettura austriaca, e sede del Museo di Arte Moderna Mario Rimoldi.

Dice Vittorio Sgarbi: “In mezzo ad artisti la cui cifra stilistica è conosciuta, ce ne sono molti da gustare con interesse, probabilmente con percorsi artistici ancora poco consolidati, ma che hanno una loro originalità e qualcosa da dire oltre la rituale banalità cui ci ha abituati l’arte contemporanea. La rassegna è una vetrina per dire: ecco, questi artisti sono da seguire, vediamo come evolverà la loro produzione”.

Ogni edizione de I Mille di Sgarbi è corredata da catalogo a colori con la prefazione di Vittorio Sgarbi (edito da Maggioli Musei).

Giorni di apertura mostra:

Vittorio Sgarbi inaugurerà la mostra da lui curata venerdì 7 febbraio 2020 con una conferenza sull’arte in mezzo agli artisti e al pubblico all’interno del percorso espositivo alla Ciasa de Ra Regoles.

La mostra resterà aperta dal 7 febbraio al 13 aprile 2020. 

SPAZIO ESPOSITIVO

Ciasa de Ra Regoles - Cortina d'Ampezzo

La Ciasa de Ra Regoles è uno degli edifici civili più importanti di Cortina d’Ampezzo, Situato accanto al Comùn Vècio, l’edificio denota la tipologia dell’edilizia urbana austriaca dell’Ottocento nel tetto a padiglione, nel cornicione sagomato e nella mancanza di poggioli.

Il fabbricato nacque come scuola, voluta dal decano Rudiferia, il quale convinse il Comune nel 1825 a costruire l’edificio, ultimato nel 1827.
Nel 1971-1972 la Ciasa de Ra Regoles venne radicalmente ristrutturata all’interno.
Nella primavera 2019 i lavori di restauro hanno portato a una nuova e maestosa caratterizzazione dell’edificio. Rispetto al precedente restauro del 2000, gli affreschi denotano uno stile che più si avvicina a quello austriaco, dialogando così con il vicino Comùn Vècio.

L’edificio è la sede delle Regole d’Ampezzo dal 1959 ed ospita il Museo d’Arte Moderna “Mario Rimoldi” dal 1974.

Museo d’Arte Moderna “Mario Rimoldi”

È una delle collezioni d’arte moderna più importanti in Italia e raduna dipinti e sculture dei maggiori esponenti del Novecento italiano raccolti in vari decenni di collezionismo, a partire dal 1923, da Mario Rimoldi. Da segnalare la presenza di ben 54 dipinti di Filippo De Pisis, 32 opere di Mario Sironi, 11 De Chirico e 6 Campigli. Tra gli altri artisti figurano: Carrà, Cesetti, Depero, Guidi, Guttuso, Martini, Morandi, Music, Rosai, Sassu, Savinio, Semeghini, Severini, Soffici, Tomea, Tosi, Vedova… Il Museo espone a turno le numerosissime opere della collezione, ma anche quadri provenienti da altri musei. Molte opere del museo vengono ogni anno concesse per prestigiose esposizioni internazionali. Negli anni, importanti donazioni, come quella testamentaria di Alis Cabessa Levi, hanno arricchito il Museo. Noti artisti hanno inoltre fatto omaggio delle loro creazioni: è il caso di Music, Gard, Madiai, De Stefano, Gonzales, Seppi, Barbarigo. Il Museo è dunque una realtà viva alla quale le Regole rivolgono particolare attenzione, non solo per la salvaguardia, ma soprattutto per la valorizzazione del preziosissimo patrimonio.

Nascita e sviluppo di una collezione d’arte
Il Museo “Mario Rimoldi”: eccellente espressione del Novecento pittorico italiano.

Il Museo d’Arte Moderna delle Regole d’Ampezzo è il frutto della totale dedizione all’arte dell’uomo eccezionale cui è dedicato: Mario Rimoldi (1900-1972). Siamo nel 1921 quando il ventenne Rimoldi, studente a Roma, inizia ad interessarsi all’arte e ad acquistare alcune tele. Tornato a Cortina, l’attrazione per il Bello è diventata così intensa da spronarlo a cercare, senza posa e con occhio acutissimo, nuove opere delle quali circondarsi. Importantissimo per il raffinarsi del suo gusto si rivela l’incontro con Filippo De Pisis, nel 1929. Le opere da lui acquistate si fanno così numerose che quando, nel 1941, si apre a Cortina la prima Mostra Italiana del Collezionista, a fare da “primo attore” è proprio la collezione Rimoldi. A riconoscimento del singolare fiuto di Rimoldi, le opere vengono inserite in cataloghi d’importanza internazionale. Spiccano gli splendidi de Pisis, i Morandi, i Semeghini. Con Rosai, Campigli, Sironi, Garbari, Severini, Tosi e Guidi il quadro della pittura dei maestri degli anni precedenti il Quaranta è assai più completa che nella maggior parte delle gallerie pubbliche. Il panorama si amplia con le sculture di Martini, Marini e Sironi. I pittori del secondo dopoguerra, tra i quali Vedova e Santomaso, prima ancora che la loro fama sia riconosciuta, vengono a far parte del gruppo.
Nel dopoguerra, si cominciano ad intravedere le straordinarie aperture offerte dalla Biennale di Venezia, che spinge Rimoldi a frequentare le prime grandi mostre d’arte moderna, con frequenti puntate a Parigi. Scopre così le avanguardie storiche ed entrano nella collezione le opere sperimentali di artisti già rappresentati con quadri figurativi come Severini, Sironi, Soldati, Savinio. Il mecenate continua intanto a raccogliere i grandi nomi del primo Novecento tra i quali Carrà e de Chirico e s’interessa ad artisti legati al filone figurativo come Cadorin, Cesetti, Saetti, Tomea, Depero. Ampie sono le aperture anche verso nuovi movimenti che si vanno formando: compaiono nella collezione La Zolfara di Guttuso (un quadro per il quale Rimoldi rifiuterà offerte di acquisto da parte dell’Hermitage di Laningrado) e i protagonisti della nuova sperimentazione come Corpora, Crippa, Dova, Morlotti, Music, Santomaso, Vedova. Scopre anche artisti stranieri come Kokoschka, Leger, Villon, Zadkine. In breve volgere di tempo, Rimoldi si accosta alle neoavanguardie, agli astratti degli anni Cinquanta, mirando a costruire una collezione completa, all’americana, degli artisti più significativi del suo tempo. La conferma del gusto gli viene dal fatto gallerie di tutto il mondo fanno eccellenti offerte d’acquisto per le sue opere. Entrare nella raccolta sta diventando per un artista un riconoscimento ufficiale e Rimoldi non disdegnerà mai di incrementare questo tesoro. Sul modello del grande collezionismo europeo, traspare sempre più l’intenzione di legare la collezione a Cortina, mantenendola riunita in una galleria pubblica. Atto ultimo di Rimoldi sarà infatti predisporre la donazione del fior fiore della sua raccolta alle Regole d’Ampezzo. È così che dal 1974, nella storica Ciasa de ra Regoles, si può ammirare una pinacoteca che onorerebbe ogni grande città: la collezione è considerata, infatti, una delle migliori espressioni del Novecento pittorico italiano. Negli anni seguenti, numerose sono state le donazioni che hanno arricchito il museo, come quella testamentaria di circa 100 opere di Alis Cabessa Levi; spiccano gli “omaggi” di Music, Gard, Madiai, De Stefano, Gonzales, Seppi, Barbarigo.
Il Museo “Mario Rimoldi” è dunque una realtà viva, alla quale le Regole rivolgono particolare attenzione, non solo per la salvaguardia, ma soprattutto per la valorizzazione di tale patrimonio. A tale scopo, i quadri più famosi sono spesso concessi in prestito temporaneo per mostre ed eventi espositivi di valutata rilevanza.

Il collezionista Mario Rimoldi
Siamo nel 1921 quando il ventenne Mario Rimoldi, nato a Cortina il 13 aprile 1900, studente presso la Scuola Alberghiera di Roma, inizia ad interessarsi all’arte e, soprattutto, ad acquistare alcune tele.
Tornato a Cortina, l’attrazione per il “Bello” è diventata così intensa da spronarlo a cercare, senza posa e con occhio acutissimo, nuove opere delle quali circondarsi.
Importantissimo per il raffinarsi del suo gusto si rivela l’incontro con Filippo De Pisis nel 1929. Cortina diventerà un appuntamento fisso per l’artista e Rimoldi farà anche dei suoi quadri un investimento. Le opere, sistemate nel privilegiato Hotel Corona, diventeranno così numerose che, negli anni Sessanta, ne verrà compilato un catalogo.
Quando nel 1941 si apre a Cortina la prima Mostra italiana del Collezionista a fare da “primo attore” è proprio la collezione Rimoldi che conta già circa 700 opere. Nello stesso anno vengono pubblicati 150 esemplari del catalogo “Raccolta d’arte di Mario Rimoldi”. L’instancabile impegno di quest’uomo irrefrenabile non si limita al collezionismo, ma si allarga anche all’organizzazione di attività culturali a Cortina.
L’appassionato collezionista sostiene l’istituzione di vari premi (Ulisse, Parigi, Cappelli…), è tra i fondatori del Circolo Artistico, organizza importanti mostre (Sironi, De Pisis, De Chirico), è membro attivo e presidente di numerosi enti (Scuola d’Arte, Comitato di soggiorno e Turismo, E.P.T., Unione Gente Italica, Corpo Musicale…) Nel 1951 viene eletto Sindaco di Cortina e sarà protagonista dell’avvenimento che darà una svolta alla vita della cittadina ampezzana: le VII Olimpiadi Invernali. Per l’organizzazione di quest’ultime, e non solo, egli riceverà riconoscimenti di ogni tipo.
Ricordiamo che ragguardevoli offerte continuavano a giungere, in quel periodo, per l’acquisto delle tele di sua proprietà (ormai più di mille): gallerie di tutto il mondo ambivano a farle proprie, ma anche le più prestigiose riuscirono ad ottenerle solo in prestito e in tempi definiti.
Ormai quelle opere erano diventate vitali per il nostro appassionato d’Arte. È da sottolineare che, se inizialmente i gusti di Rimoldi erano orientati verso l’arte dell’Ottocento, dal dopoguerra i suoi interessi si erano estesi agli artisti del suo secolo.
La collezione era così divenuta via via più completa e quindi, più ricercata.
Tutto ciò, unito al fatto che le sue opere venivano pian piano inserite in cataloghi d’importanza internazionale, fu il riconoscimento più significativo di un singolare fiuto. L’apertura a un mondo artistico sempre più vario gli venne anche dal filo diretto, che egli seppe stabilire con la Biennale di Venezia e da innumerevoli viaggi, che effettuò in Italia e all’Estero per visitare mostre di ogni genere.
Questa vita variopinta e ricca di emozioni non lo vide però allontanarsi dalle sue montagne e, in cuor suo, continuò fino alla morte ad alimentare il sogno di realizzare una Galleria nella amata Cortina.
La moglie, Rosa Braun, rimasta vedova nel 1972, donò la parte più prestigiosa delle opere da lui raccolte alle Regole d’Ampezzo, l’espressione più antica di quello spirito comunitario che da sempre ha animato le nostre genti e che, come abbiamo potuto comprendere, non è certo mancato nell’intensissima esistenza di Mario Rimoldi. È così che dal 1974 una parte delle opere da lui collezionate fanno buona mostra di sé alla Ciasa de ra Regoles, donando emozioni sempre nuove a chi le ammira e mantenendo vivo lo spirito artistico del loro ‘padre adottivo”.

La Collezione
Tra gli anni Venti e Trenta i giovani maestri erano avvolti dall’indifferenza. Non vi era comprensione culturale della qualità dell’arte moderna e solo i pittori consolidati dalla storia, erano valorizzati. Inoltre, le istituzioni pubbliche, lente e incerte negli acquisti, venivano sostituite da privati, puri appassionati, dilettanti nella critica d’arte. Rimoldi era uno di loro. I suoi primi acquisti rientrano nella tradizione ottocentesca della pittura italiana, ma ben presto, sia sulle pareti dell’agenzia turistica da lui gestita che all’Hotel Corona appariranno le tele degli artisti da lui ospitati. Le opere tendono ad essere personalizzate: i pittori vengono invitati dal collezionista ad eseguire, ad esempio, ritratti o paesaggi a lui cari. Non tutti s’ispirano alla valle che li ospita, ma ognuno la illumina con il frutto del suo personale genio. Con l’arrivo di de Pisis la fusione tra opera e paesaggio ampezzano si fa perfetta: ispirano il suo talento le particolari travature delle costruzioni alpine, i tratti irti dei pascoli, gli abeti, il campanile. De Pisis, artista internazionale ma legato all’ambiente veneto attraverso il Cadore e Venezia, diventa l’autore principe della raccolta Rimoldi e l’aggancio con l’ambiente artistico parigino. Oltre che negli artisti che si recano a Cortina, il collezionista trova una ricca fonte di aggiornamento e di informazione per gli acquisti nella Biennale di Venezia. Nel 1941 la collezione è definita nella sua impronta sostanziale e ha raggiunto un pregevole valore. Spiccano gli splendidi de Pisis, i Morandi, i Semeghini. Con i Rosai, i Campigli, i Sironi, il Garbari, il Severini, il Tosi e il Guidi il quadro della pittura dei maestri degli anni precedenti il ’40 è assai più completa che nella maggior parte delle gallerie pubbliche. Il panorama si amplia con le sculture di Martini, Marini e Sironi. I pittori del secondo dopoguerra, tra i quali Vedova e Santomaso, prima ancora che la loro fama fosse riconosciuta, vengono presto a far parte del gruppo. Nell’esposizione cortinese del ’41 il nutrito elenco di nomi italiani è indicativo delle scelte di Rimoldi. Dei trentadue artisti italiani, più della metà sono veneti (Martini, Juti, Ravenna, Rossi) o legati all’ambiente veneziano (Carena, de Pisis, Moggioli, Semeghini). De Pisis occupa un posto di primissimo rilievo, con opere che, pur accentrate attorno a soggetti di Cortina e Rimini, comprendono anche quadri milanesi, veneziani e parigini. Nella collezione si viene delineando il meglio di ciò che si era prodotto in Italia negli anni fra le due guerre e il Veneto è, da questo punto di vista, uno stimolante osservatorio puntato sull’arte italiana del periodo. Nel dopoguerra, si cominciano ad intravedere le straordinarie aperture offerte dalla Biennale di Venezia, che spinge Rimoldi a frequentare le prime grandi mostre d’arte moderna, con frequenti puntate anche a Parigi. Scopre così le avanguardie storiche e, a dare un’immagine più vasta del mondo artistico, entrano nella collezione le opere sperimentali di artisti già rappresentati con quadri figurativi come Severini, Sironi, Soldati, Savinio. Il mecenate continua intanto a raccogliere i grandi nomi del primo Novecento tra i quali Campigli, Carrà, de Chirico, de Pisis, Guidi, Morandi, Rosai, Severini, Sironi e Tosi ed, inoltre, s’interessa ad artisti legati al filone figurativo, promossi non ultimo per i loro legami con l’ambiente veneto, come Cadorin, Cesetti, Saetti, Tomea, Depero. Ampie sono comunque le aperture anche verso nuovi movimenti che si vanno formando fuori dal Veneto: entrano nella collezione La Zolfara di Guttuso (un quadro per il quale R. rifiuterà offerte di acquisto da parte dell’Hermitage di Laningrado), i protagonisti della nuova sperimentazione, come Corpora, Crippa, Dova, Morlotti, Music, Santomaso, Vedova. Scopre anche nuovi artisti stranieri, come Kokoschka, Leger, Villon, Zadkine. In breve volgere di tempo, R. si accosta anche ai protagonisti delle neoavanguardie, agli astratti degli anni Cinquanta, mirando a costruire una collezione completa, all’americana, degli artisti più significativi del suo tempo. La conferma del gusto gli viene dal fatto che gallerie inglesi e americane fanno eccellenti offerte d’acquisto per le sue opere. Entrare nella raccolta stava diventando per un artista un riconoscimento ufficiale. Proprio sul modello del grande collezionismo europeo, inesauribile creatore di gallerie pubbliche, traspare sempre più l’intenzione di legare la collezione a Cortina, mantenendola riunita in una galleria pubblica. Atto ultimo di R. è stato, infatti, l’aver predisposto la donazione (divenuta esecutiva nel 1974 per la mano della vedova Rosa Braun) del fior fiore della sua raccolta alle Regole d’Ampezzo. Ne è così scaturita una pinacoteca che onorerebbe ogni grande città: la collezione è considerata, infatti, una delle migliori espressioni del Novecento pittorico italiano. Tra i capisaldi della pittura moderna in Italia, oltre che ai 54 de Pisis, spiccano Le Bagnanti di Carena, lo Squero di San Travaso di Semeghini, la Zolfara di Guttuso, il San Sebastiano di Garbari, l’Ile des charmes di Savinio e il Concerto di Campigli. Negli anni seguenti, numerose sono state le donazioni che hanno arricchito il museo, come quella testamentaria di circa 100 opere di Alis Cabessa Levi. Noti artisti hanno fatto omaggio delle loro creazioni: è il caso di Music, Gard, Madiai, De Stefano, Gonzales, Seppi, Barbarigo. Il Museo “Mario Rimoldi” è dunque una realtà viva alla quale le Regole rivolgono particolare attenzione, non solo per la salvaguardia, ma soprattutto per la valorizzazione del preziosissimo patrimonio.

CHI SIAMO

L’evento I Mille di Sgarbi è organizzato da Lo Stato dell’Arte, associazione di promozione sociale con la finalità di promuovere l’arte e la cultura con sede a Forlì, in via Ottaviano Petrignani,10.

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Associazione Lo Stato dell’Arte

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Come raggiungere la Ciasa de Ra Regoles di Cortina d'Ampezzo

La Ciasa de Ra Regoles si trova in Corso Italia 69,
32043 Cortina d’Ampezzo